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La Storia

La storia di Campagna, centro minore dell’Italia meridionale, è una storia ricca di “ Storie”, di testimonianze, di documenti.
La sua origine, secondo gli storici locali (1), affonda le radici, con presenze di insediamenti umani, fin dal medio bronzo(2). Questi antichi popoli hanno lasciato tracce della loro presenza in una “grotta ossifera”(3) nelle vicinanze di Campagna, e in insediamenti con resti di manufatti sul Monte Polveracchio.
Campagna è situata nel cuore dei monti Picentini e la vetta più alta è Polveracchio con i suoi 1780 metri, da cui nascono tre piccoli fiumi: Atri, Tenza e Trigento che l’attraversano da Nord a Sud e si versano nel fiume Sele. Le loro acque nel tempo sono state il motore dell’economia locale perché , incanalate, hanno alimentato macchine e irrigato i campi sia della zona collinare che della pianura. Questa presenza ha favorito l’insediamento umano, fra le vallate pedemontane e lungo il corso dei fiumi dove si sono avvicendate diverse popolazioni e civiltà: Opici, Oschi, Sanniti, Etruschi, Greci, Latini, di cui ancora oggi è possibile rinvenire reperti e testimonianze.
Fino alla colonizzazione romana quando si parla di “Campania vetus“ Campagna antica, gli storici ( Guerriero, De Nigris, Rivelli ) identificano con questo nome le Terre che vanno dal fiume Tusciano al Sele, da Battipaglia a Campagna, su questo vasto territorio non erano presenti grossi centri abitati ma numerose comunità.
In un manoscritto del 1616 di G.D.Guerriero, riportato dal Rivelli nel libro “ Memorie storiche della città di Campagna” del 1894, si legge degli importanti nuclei abitati del tenimento di Campagna, dell’organizzazione delle comunità, dei luoghi di difesa. Parlando di uno dei più importanti ” Tuori o Taurania”, il Guerriero: scrive “ A munire le loro abitazioni le popolazioni di Turion, eressero su un colle, che sovrasta la pianura, un castello da cui si scorgeva tutta la pianura Picentina e Poseidonia e il mare, che da Agropoli si estende fino a Salerno.
Questo luogo, ove si ammirano mattoni e rottami di antichi edifici, al presente si chiama Serradarce, dalla fortezza che ivi si era eretta. Ed a maggiore partecipazione verso oriente elevarono un’altra rocca o castello, e che ora si chiama Oppido: ivi si vedono ancora rovine di antichi edifici. Detto castello di epoca dorica, grande circa un miglio, serviva da rifugio a tutti gli abitatori. E’ notevole che in questi luoghi ancora si ritrovano copia di vasi nelle sepolture di antichi estinti “.

Guerriero, De Nigris e Rivelli, riportando testi di Silvio e Plinio, nonché lapidi e iscrizioni rinvenute in diverse località di Campagna, quali Puglietta, Sant’Angelo, Sant’Eremo, Santa Maria La Nova, attestano la presenza di una forte provincia romana a Campagna.
Questi studiosi riportano le iscrizioni di lapidi, di cui la sola esistente è quella che oggi si trova incastonata nel muro di sinistra del ponte sul fiume Tenza in Piazza Guerriero: Naio del casato Successo, uomo designato a ricoprire incarichi pubblici, fu prefetto romano sulla regione che va da Nocera al Fiume Sele. Fu nominato dall’Imperatore Augusto qui (a Campagna) dove morì con la moglie Marcia nell’anno 53 d.c. (4) Anche un toponimo “ Chiangone “* (5) prendeva il nome dal console P.Plancone mandato a Campagna perché proscritto come si legge da un’iscrizione riportata da De Nigris : Plotino Planco, proscritto dai Triunviri, per mettersi al sicuro, si ritira presso il fiume Sele nell’antica città di Campagna, soggiacque al supplizio nonostante l’orridezza dei monti, accessibili alle sole fiere, ma il suo rifugio fu scoperto dall’intensità dei profumi usati”.

La storia di Campagna, letta attraverso la toponomastica, cambia con la penetrazione della religione cristiana, che si diffuse fra tutte le classi sociali e il De Nigris nella sua opera celebre il martirologio dei primi testimoni della fede cristiana: Domenica, (6) Assunta, Doroteo, Vito, Candido, al tempo dell’imperatore Diocleziano. (7) (in De Nigris: Doroteo, Assunta e la loro giovane figlia Domenica nata a Campagna nel territorio di Puglietta, subirono il martirio all’epoca di Diocleziano. Se ne celebra la memoria il 6 luglio è compatrona dell’ex diocesi di Campagna e patrona della parrocchia di S.M.Domenica a Camaldoli di Campagna).
Con la diffusione del cristianesimo sorsero numerose chiese e cenobi intorno a templi e centri esistenti, sviluppando nuovi nuclei abitati: nascono i casali di Sant’Angelo di Palmentara, San Catello, Sant’Antonino, San Marco, San Giorgio, Sant’Avunna.

Dal 400 d. c. con le invasioni dei popoli barbari che scendevano dal centro e nord Europa vennero saccheggiati e distrutti quasi tutti i centri abitati posti lungo le sponde del fiume Sele e nelle zone collinari di Tuori, Saginara, Serrad’Arce, gli abitanti si dirigono all’interno delle valli nascoste tra i monti dove esistevano dei piccoli nuclei di casali. Ma il definitivo abbandono dei casali posti nella pianura, avviene sotto la pressione delle incursioni saracene, tutti i centri vengono abbandonati e la popolazione, per quasi un millennio, non ritornerà in quei luoghi (8).

In seguito a queste ripetute calamità, andava ingrandendosi il sito posto al di là dei monti Sant’Eremo e Ripa della Guardia, nella piccola valle dei fiumi Tenza e Atri.
Le prime notizie documentate dell’esistenza di un centro storico “Campagna” si incontrano soltanto dopo l’anno mille; il nome “Campagna”* (9) compare in documenti pergamenacei nel 1056 dove si parla di “castellum Campaniae” e nel 1063 di “finibus Campanile (10).
I Casali di Pianello, Zappino, della Giudeca sorgevano nella vallata tra l’Atri e il Tenza, dentro le montagne. Nel XII e XIII secolo, nei documenti locali, si recita “Civitatis Campaniae” per indicare il centro abitato dell’attuale Campagna; in un’istrumento del 1121, si fa esplicito riferimento alla chiesa di Santa Maria della Giudeca.

Le vicende storiche di questi secoli sono legate a quelle del principato di Salerno e dal Rivelli vengono riportate fatti e avvenimenti risalenti al periodo Longobardo e Normanno, Svevo e Angioino: feudo degli Orsini, dei Sanseverino segue le sorti dei suoi feudatari. Scoperta la partecipazione del Sanseverino alla congiura contro Federico II di Svevia, il Casale di Sant’Angelo a Palmentara fu completamente distrutto e nella storia di Filippo Gibbone “Vita del Santo Abate Antonino” si sostiene che lo stesso Vescovo, di origine francese, fu accusato di aver partecipato alla congiura, la cattedrale rasa al suolo insieme al castello, il Vescovo ucciso con molti dei suoi abitanti, fu abolita la sede vescovile e tutte le chiese del territorio di Campagna passarono sotto la giurisdizione della sede vescovile di Salerno.

Dopo questo ennesimo eccidio, tutte le abitazioni delle zone pedemontane vengono abbandonate definitivamente e intorno ai vecchi casali dell’Atri e del Tenza, dominati dal castello di Gerione, incomincia a crescere un centro urbano (11) che nel corso dei secoli XIV, XV, XVI si arricchirà di infrastrutture di carattere religioso, politico, economico che permetteranno a Campagna di essere uno dei centri minori più interessanti del mezzogiorno fino alla fine dell’800.

Dopo la distruzione di Sant’Angelo, Campagna fu assegnata a Giovanni D’Apia per l’appoggio dato a Carlo I D’Angiò e, grazie al suo prestigio, si attivò presso Carlo II perché molti oneri e tasse fossero risparmiati a cittadini e all’intera Università.
Il Feudo di Campagna, per successione, passa nelle mani di Raimondello Del Balzo Orsini e ne segue anche le alterne vicende politiche nel momento in cui il Conte partecipa alla rivolta baronale contro la Regina Giovanna D’Angiò.

Il Feudo ritorna al demanio reale e nel 1437 viene assegnato alla famiglia del Duca Orsini di Gravina per l’aiuto concesso da quest’ultimo ad Alfonso D’Aragona contro Renato D’Angiò.
Con gli Orsini di Gravina si consolida l’assetto urbanistico di Campagna e il paese rappresentava un luogo sicuro e confortevole se, come parla De Nigris, nel 1420 gli abitanti dovevano essere circa 14.000 suddivisi in 1700 famiglie.
La presenza degli Orsini a Campagna durò quasi un secolo e coincise con un periodo di relativa tranquillità e prosperità; molti corpi, edifici feudali, per le necessità economiche della famiglia Orsini, furono alienati in favore dell’Università ma anche di privati cittadini e ciò favorì non solo l’iniziativa privata delle famiglie facoltose locali ma attirò nuove famiglie forestiere che avviarono imprese di trasformazione e di commercio: del grano, dell’olio, di ogni genere di frutta, delle ghiande e delle castagne di cui erano ricchi i boschi; concerie, ferrerie, “gretarie” (lavorazione dell’argilla). Notevole era, allora, la pesca di trote e anguille nei corsi d’acqua interni e nel Sele.

Nel secolo degli Orsini fu risistemato l’assetto della città intorno ai tre nuclei più importanti esistenti, Zappino, Giudeca e San Bartolomeo; fu istituito uno spazio per il mercato nei pressi della cappella palatina dell’Annunziata annessa al Palazzo Orsini (Santoseverino) dove sarà trasferito più tardi (fine del 1300) il convento degli Agostiniani che si trovava in località Torricella; per motivi di sicurezza la dimora dei Conti Orsini ritorna ad essere quella antica dei Sanseverino in località Costa Torre.

Verso la fine del 1400 un nuovo Quartiere inizia a svilupparsi tra la chiesa della Trinità e la nuova sede degli Agostiniani e della piazza Mercato prendendo il nome di Casalnuovo. L’asse viario intorno al quale si ridisegna la città comprende la Via S.Bartolomeo, Zappino e Bagliva.
Il 500 rappresenta il secolo aureo per lo sviluppo urbanistico di Campagna che si arricchisce di nuove fabbriche religiose e civili: convento dei Domenicani, di Santo Spirito, dell’Annunziata, della Concezione, della Maddalena, Conservatorio di S.Filippo e Giacomo, si costruisce un nuovo sedile per l’università e un nuovo ospedale.
Sorgono Cappelle e Palazzi nobiliari, si da l’avvio alla costruzione di una basilica cattedrale sulla preesistente collegiata di Santa Maria della Giudeca.

CAMPAGNA: tra il mondo moderno e contemporaneo

Nel 1532, il Feudo di Campagna, per la defezione di Ferdinando Orsini, duca di Gravina, passò ai Grimaldi di Monaco(12).
L’Imperatore Carlo V con decreto imperiale del 23 luglio 1532, emesso a Ratisbona, dava ad Onorato Grimaldi, col titolo di Marchese, il Feudo di Campagna. Numerosi erano i corpi feudali, i privilegi e le donazioni che il Re dava ai Grimaldi, in cambio, doveva però sia lui che i suoi eredi e successori, fedeltà e ossequio al re e ai suoi eredi.

Esaminando l’insieme dei corpi feudali che il re concede al Marchese, si può avere idea di come la giurisdizione e l’appalto dei suddetti, quale ad esempio la Bagliva, fossero in loro completo potere; arbitrariamente potevano imporre tasse e soprusi senza che il governo centrale disciplinasse e limitasse i poteri baronali .
I maggiori proventi baronali provenivano dall’amministrazione della giustizia, tolto però il diritto di giudicare le cause di lesa maestà, di eresie, di monete false, di omicidi clandestini e gli altri diritti che spettavano proprio al re.

Avevano i baroni, nel territorio loro affidato potere di spada, la giurisdizione criminale e la giurisdizione delle prime cause. Nei casi in cui gli abitanti commettevano crimini o delitti, nelle città di giurisdizione baronale, il barone doveva giudicare secondo le indicazioni date dalle lettere arbitrali per le pene riguardanti mutilazioni di membra, fustigazioni, supplizi. Inoltre i proventi della pena inflitta o dei beni confiscati andavano al barone.

Fatto molto importante è che di questi proventi non devono rendere conto neppure alla curia del Re ed è evidente quindi che, essendo la giurisdizione completa prerogativa del barone fosse considerata da questi come proprietà privata, soggetta al proprio capriccio.
In cambio di tutti questi privilegi, il Grimaldi, prima della presa di possesso, doveva presentare il debito giuramento di ligio omaggio di fedeltà, doveva mantenere i feudi avuti sempre nell’obbedienza al re di Spagna con il divieto di vendere o di alienare detti beni. Inoltre il re faceva dovere al feudatario di recuperare tutto quanto facesse parte del feudo e che era stato venduto o tenuto illecitamente. Ha torto quindi il Rivelli, storico locale, quando parla dei Grimaldi come “attentatori della proprietà dei privati e della città”, solo perché si ripresero alcune tenute feudali che gli Orsini avevano concesso a privati.
Bisogna tener presente che il feudo veniva concesso ai baroni “quid iuris” e non “quid facti”, ed anche se tali leggi non venivano mai rispettate, il barone non poteva vendere ne donare i corpi feudali.

Campagna, agli inizi del 500, come feudo dei conti Orsini, aveva goduto di una larga prosperità e dal suo seno erano usciti uomini di impegno come il giurista G.Benedetto Tercasio e Melchiorre Guerriero, conte palatino e custode della cancelleria apostolica.
Il Guerriero, sfruttando questa posizione, coprì di favori molti parenti e amici, e grazie alla sua premura Campagna dal 1514 acquistò sempre più importanza.
Il 7 maggio 1514 Leone X elevò la chiesa di S.ta Maria della Giudeca a Collegiata di S.Maria della Pace, con un capitolo collegiale a cui il comune donò la difesa della Romanella.
Nel 1518 fece istituire a Campagna uno studio generale che operò per un secolo; ancora formò la mensa vescovile nel 1525 fece riunire le due chiese di Satriano e di Campagna.
A Campagna in quegli anni si registrava un grande sviluppo economico con frantoi (ben 36), mulini, concerie, ferrerie.

Questo sviluppo avviene anche in campo religioso con l’istituzione di numerosi conventi e confraternite che, nel fervore del concilio Tridentino, operavano sul terreno educativo fra le plebi. Sorsero così numerosi conventi: dei Domenicani, dei Francescani Osservanti, degli Agostiniani, dei Francescani Riformati, di S.ta M.Maddalena, S.Filippo e Giacomo, di S.Spirito. In questa situazione economica, culturale e religiosa si trova Campagna agli inizi del 500, allorquando passava nel 1532 dagli Orsini ai Grimaldi.
Secondo il Rivelli, i conti Orsini erano a Campagna fin dal 1361 ed erano riusciti ad avere la fiducia e la stima dell’università con un governo mite che permetteva uno sviluppo regolare dell’economia del paese. Con l’infeduazione ai Grimaldi le cose cambiano, a Campagna come altrove ha inizio un processo di trasformazione della feudalità.

Alla vecchia nobiltà terriera, ribelle, litigiosa, in contrasto con le autorità centrali, subentra una nuova nobiltà fatta di funzionari ligi agli ordini del governo Spagnolo il quale esigeva che nel regno di Napoli si stroncasse ogni residuo autonomistico, che la periferia realizzasse celermente e senza discutere le direttive impartite dal centro, che obbligassero i nobili al rispetto delle leggi e che continuassero la pressione fiscale.
L’attuazione di questo programma del governo spagnolo senz’altro fu una grave sconfitta sul piano politico della vecchia nobiltà, ma questa si rifece largamente sul piano sociale, nelle province, dove nessuno era in grado di contrastarla, in quanto le autorità periferiche spagnole si limitavano alla pura esazione delle imposte.

E’ da questa situazione che si può analizzare la condotta dei Grimaldi a Campagna. Ricchi mercanti genovesi, cercavano di spremere quanto meglio si poteva il feudo .
I contrasti maggiori tra i cittadini e il marchese furono fin dall’inizio alimentati dalla vendita della Bagliva che comprendeva numerosi corpi, quali “lo banco della justizia” con tutte le cause civili, il diritto di dogana ecc. La Bagliva fin dai tempi antichi veniva venduta tutta insieme a uomini della città e gestita dagli stessi per cui si cercava anche di essere più indulgenti verso i concittadini.
Il marchese Grimaldi, invece, vende a stranieri ed a corpi separati per cui la popolazione, vessata dagli agenti marchionali, si vede costretta a spedire numerose suppliche a Napoli.
Gli ufficiali del marchese spadroneggiavano nel feudo impedendo ai cittadini ed alla milizia di portare armi, anche solo per difesa, anzi spesso li maltrattavano e li rinchiudevano in carcere senza aver commesso nessun crimine.

Ma la corruzione degli ufficiali era in tutto il viceregno per cui la Regia Camera Sommaria emanò nel 1568 una serie di decreti per le varie province, a cui gli ufficiali dovevano attenersi, imponendo anche gravi pene pecuniarie dove avessero disatteso ai decreti.
Le norme ed i decreti emanati dagli organi centrali non vengono applicati alla periferia dove gli ufficiali e gli agenti marchionali, oltre allo stipendio cercavano altri guadagni, alterando le varie tasse che i cittadini erano tenuti a pagare. Spesso facevano pagare il doppio o il triplo, carceravano,condannavano a morte, amputavano delle membra i vassalli, i quali una volta liberi continuavano a subire estorsioni.

Un altro grave problema per l’università era l’applicazione del fisco, quando a farlo non fu più il capitano della città ma gli agenti del marchese.
Malgrado i gravi contrasti esistenti, in quel periodo Campagna raggiunse un alto splendore, prova ne è la costruzione della magnifica Cattedrale e il palazzo Tercasio. Benefici ed enormi ricchezze accumularono in questo secolo gli enti ecclesiastici.
Per iniziativa di privati sorse un ospedale con un medico stipendiato per la cura gratuita dei poveri. Accanto al’ospedale sorse un’altra istituzione a favore dei meno abbienti, il Monte della Misericordia.

Agli inizi del 600 la situazione del viceregno si fa sempre più critica. Le casse dello stato facevano rilevare un grosso disavanzo per cui si aprivano delle inchieste che colpivano funzionari degli organi centrali e periferici.
Le ruberie cessavano durante i processi per riprendere poi con più vigore.
Ancora una volta l’università di Campagna era costretta a ricorrere al Regio Consiglio per la cattiva amministrazione della giustizia e del feudo da parte dei Grimaldi, ma i risultati raggiunti furono abbastanza deludenti perché i funzionari regi non si preoccupavano affatto se i decreti emanati fossero rispettati o meno; interessava loro solo la regolare riscossione delle tasse per le continue richieste che provenivano dalla Spagna, già prossima ad un nuovo confronto bellico.

La Spagna, nella lunga guerra dei trent’anni assorbì enormi ricchezze dalle province e ciò causò malcontenti e rivolte in tutto l’impero.
La guerra si combatté nell’Europa centrale, eppure, anche qui nel Napoletano si ebbero gravi ripercussioni, causate dal bisogno del re di uomini, mezzi, danari; anche nel piccolo feudo di Campagna, a parte la pressione fiscale e la disonestà crescente dei funzionari, la guerra ebbe la sua importanza.
Infatti nel 1642 il feudo passava dai Grimaldi ai Caracciolo, in quanto il marchese Grimaldi nella guerra si schierò a favore della Francia, contro la Spagna. Si cambiava Signore ma non migliorava la situazione. Aumento demografico, crisi del commercio, raccolti danneggiati si accompagnavano alle richieste del re di uomini, mezzi, danari e vettovaglie.
Tra il 1632 e il 1644 la pressione fiscale si fece sempre più forte, attraverso una serie di donativi e imposte straordinarie.

I baroni e i loro funzionari spadroneggiavano nelle campagne senza nessun controllo, mentre i funzionari erano tenuti solo a riscuotere tasse. Da queste situazioni scoppiarono i moti di Masaniello, che da Napoli dilagarono nel Cilento e nel resto del regno assumendo caratteristiche diverse.
I cittadini di Campagna risposero alla rivolta, soprattutto contro gli agenti e gli uomini del marchese, bruciarono alcune case di notabili e tutti i documenti che si trovavano nell’archivio della corte.
Il principe Caracciolo, avvisato della sommossa arrivò subito a Campagna, qui non trovò gente in armi ma solo un comitato di cittadini che con il Sindaco illustrarono le vessazioni subite dai vassalli e governatori del principe e per questo chiedevano nuovi regolamenti e il rispetto degli stessi.

I capitoli emanati ribadivano ancora un volta il rispetto dei quelle prerogative che con tante tribolazioni avevano acquisite sotto i Grimaldi e che né questi né i Caracciolo rispettarono. L’economia Napoletana, intanto, non migliorava, pestilenze mietevano la popolazione e alle incessanti richieste del sovrano di uomini e denaro, il viceré Castrillo rispondeva di non poter più provvedere perché gli uomini mancavano e per quanto riguardava il denaro, erano state vendute già le entrate dell’anno seguente.
La grande pestilenza del 1656, secondo una relazione di Mons.Caramuel del ’62(13), decimò la popolazione campagnese passando da cinquemila anime a circa milleseicentoventitrè.
Durante la peste molti furono gli imbrogli, i documenti bruciati, gli assassini; e se i civili si davano da fare per bruciare carte e accumulare beni con frodi e assassinii, non erano da meno gli ecclesiastici, questi per la maggior parte ignoranti e restii ad ogni disciplina si macchiavano finanche di omicidio.
Il clero indisciplinato, i funzionari vessatori, il fiscalismo esoso alimentarono il brigantaggio tanto che Mons. Caramuel decise di stabilire la sua dimora a San’Angelo e non a Campagna, essendo questa poco sicura per i briganti, che erano numerosi e protetti da alcuni ecclesiastici e da baroni.
Il Feudo di Campagna nel 1673, dopo un ritorno ai Grimaldi, passava al Fisco Regio, che ogni anno ne fittava le entrate. Solo nel 1692 per nuove richieste di denaro da parte del Sovrano veniva messo in vendita e acquistato dal Sig. Niccolò Pironti per 40.050 ducati.
Subito dopo l’acquisto del feudo i Pironti ottennero dal re il titolo di Duca. Insieme a tutte le prerogative e i privilegi legati al Feudo, ai Pironti viene ancora concessa la giurisdizione delle prime e seconde cause.

Nel 1701 con la morte di Carlo II si accesero aspri conflitti per la successione al Trono di Spagna e delle province per cui il regno di Napoli, dopo un interregno austriaco, nel 1734 fu occupato da Carlo di Borbone che si fece eleggere re di Napoli e di Sicilia.
Durante l’interregno austriaco niente cambiò nel Napolateno, i privilegi feudali si consolidarono ancora di più e le autorità austriache estesero ulteriormente il grado di successione feudale; le stesse disuguaglianze erano sul piano fiscale, dove per esempio gli ecclesiastici, che avevano grandi proprietà, non solo, non pagavano tributi, ma affliggevano la popolazione con la manomorta.

Il 700 vede la lenta ma progressiva ripresa economica e demografica del Napoletano, a Campagna, da uno stato d’anime della parrocchia del SS.Salvatore, si legge che la città nel 700 contava 3273 anime mentre meno di mezzo secolo prima, Mons. Caramuel ne contava solo 1623: la metà.
I privilegi dei feudatari e degli ecclesiastici facevano da freno alla ripresa economica napoletana per cui Carlo di Borbone cercò di porre freno con la formazione di un catasto onciario.
Il riformismo borbonico ebbe qualche risultato solo nella lotta contro i privilegi e i beni ecclesiastici: la riduzione di alcune immunità ecclesiastiche, del numero dei preti, e di molte congregazioni .

Con i Pironti, le cose a Campagna sembrano andare meglio, almeno per la vendita dei corpi feudali, i quali vengono dati separatamente e a cittadini di Campagna; per quanto riguarda la giustizia, invece, ci fu molta confusione. I figli del duca si arrogavano di amministrarla secondo i propri capricci, rinchiudevano alcuni cittadini onesti in carcere senza l’intervento del governatore e spesso accadeva che i delinquenti scorrazzavano per le vie del paese.
Nel corso del settecento, intanto, i delitti da arma da fuoco vennero tolti alla giurisdizione baronale e affidati alla cancelleria della Regia udienza provinciale che col nome di mastrodattia, veniva fittata al miglior offerente.

Il mastrodatta era assistito da scrivani senza soldo, i quali si rivalevano delle spese per i processi con l’estorsione dei testimoni e sopra le transazioni con il colpevole. Delle volte ci si metteva d’accordo sulla somma da pagare per un delitto prima che questo fosse commesso e generalmente l’accusato era qualcuno morto in quel periodo.
La giustizia così amministrata creava malcontento e l’aumento del brigantaggio. Né il clero dava moralità ai costumi anzi era esso stesso brigantaggio, usurpando beni mobili e immobili impinguendo i patrimoni familiari. Ogni famiglia benestante, infatti, aveva uno o più sacerdoti in famiglia.
Queste famiglie, divenute così ricche all’eversione della feudalità si accaparrarono buona parte dei vecchi beni feudali posti all’incanto ed hanno costituito un prolungamento della feudalità a Campagna con la costituzione di immensi latifondi fino alla fine degli anni 50’ del 1900.

I nuovi feudatari, i Duchi Pironti, diedero l’avvio alla costruzione del nuovo palazzo ducale nel quartiere Zappino, che richiese l’abbattimento di due isolati di case, si modifica la facciata principale della chiesa di Sant’Antonino in modo tale che ambedue gli edifici insistessero sulla larga piazza antistante, come appare oggi.
Per buona parte del 700 si verificò il completamento urbanistico della città tendente a riempire gli spazi vuoti nei quartieri esistenti, riparare i danni causati dal terribile terremoto del 1694. L’Abitato di Campagna appariva nelle sue dimensioni così come lo si poteva vedere fino agli inizi del 1960.
Nel 1799 l’onda della rivoluzione di Napoli si propaga anche nei centri minori ed a Campagna le rivoluzioni civili iniziarono il 27 gennaio 1799; con il periodo francese le leggi eversive della feudalità del 1806 favorirono la soppressione di conventi e monasteri avvenuta tra il 1808 e il 1811 e ciò portò notevoli cambiamenti nella vita cittadina.
Con l’eversione della feudalità, una nuova classe borghese agraria si andava consolidando, acquisendo il patrimonio che veniva dalle vendite del demanio feudale e dei beni ecclesiastici. La disponibilità di beni immobili, come i soppressi conventi e monasteri, fecero si che Campagna divenisse centro di sedi amministrative e militari: caserme, sede di distretto militare dei circondari di Campagna, Sala Consilina e Vallo della Lucania dal 1878. Il Convento degli Agostiniani fu sede della Sottintendenza, della Sottoprefettura e della Pretura, oggi casa Comunale, il Palazzo Tercasio, prima Caserma, dopo l’abolizione del Distretto Militare ha ospitato l’Istituto Magistrale “Teresa Confalonieri”, istituito nel 1936.

La posizione geografica di Campagna che nei secoli precedenti era stato motivo di sviluppo per le sue risorse energetiche e per la posizione strategica, città fra i monti, invisibile e imprendibile, è stata poi motivo del suo successivo declino. Dall’inizio del 900, tagliata fuori dalle vie di comunicazione, ha perso tutti gli uffici distrettuali e proprio in virtù della sua posizione e disponibilità di edifici nel 1939, gli ex Conventi dei Domenicani e dei Frati Osservanti furono designati per ospitare un campo di concentramento(14).
Lo stato della Diocesi subisce negli ultimi due secoli, 800 e 900, profonde trasformazioni. Morto il Vescovo De Leone nel 1793, la Diocesi resta sede vacante fino al 1818, quando venne unita in amministrazione perpetua all’Archidiocesi di Conza.

Nel 1922 diviene nuovamente autonoma con l’aggiunta dei comuni dell’alta Valle del Sele(15).
Fra le istituzioni della Chiesa quelle che resistettero ai cambiamenti, amministrativi, ecclesiastici e alle rivoluzioni civili, furono le congreghe e il seminario diocesano che, istituito nel 1723 ad opera del Vescovo Fontana, ha terminato di funzionare nel 1961 con la morte del Vescovo Palatucci.
Dal 1973 la Diocesi di Campagna è stata unita all’Archidiocesi di Salerno.


(1) G.Donato Guerriero – Manoscritto: Antichità, origine et edificazione con le più degne cose da notarsi tanto dentro come nel tenimento della Città di Campagna con brevità raccolte dal cittadini Amatore delle Scienze Giovan Donato Guerriero, Biblioteca Nazionale Napoli, sez. manoscritti, XV-E-20
- De Nigris – Campagna Antica, e Nuova, Sacra, e Profana, Overo Compendiosa Istoria della CITTA’ DI CAMPAGNA descritta dal dottor Nicolò De Nigris ed alla Medesima dedicata, In Napoli, Per Francesco Benzi 1691.
-Antonino Vincenzo Rivelli, Memorie Storiche Della Città Di Campagna, Salerno 1895.
(2) De Nigris, ibidem, pagg. 4 e seg.
(3) S.De Caro- A.Greco – Campania, Bari 1981 pag.155
(4) Rivelli, ibidem, pag 54
(5) Rivelli, ibidem, pagg.46,47,48. Interpretazione di M.F.Filiuli e De Nigris. Il luogo, citato dagli autori, si troverebbe nei pressi di palazzo Tercasio, dove, durante la ricostruzione del 1980, sono stati rinvenuti segni di accampamento romano.
(6) De Nigris, ibidem, pag 36. Appendice-Ragioni a favore della città di Campagna contro la città di Troppa, pagg.1 a 58
(7) Regno di Diocleziano 284-311 d.c. Le persecuzioni durarono otto anni e furono le più feroci subite dai Cristiani dal 303 al 311 d.c.
(8) La prima chiesa parrocchiale fuori dal centro storico è la chiesa di S.M. del Buon Consiglio di Serradarce del 1852: A. Maggio, Serradarce. La Storia e la Memoria, ed. 10/17, Salerno 1996, pag. 49
(9) Berardino Stabile – L’abitato di Campagna dall’anno mille all’ottocento in Scheda/Campagna 1983, pagg. 6 e seguenti
(10) B. Stabile, ibidem, pagg 7 e 8 “ F. Mottola – Saggio di documenti Campagnesi 1016/1232 Salerno 1982.” In una pergamena, riportata nell’appendice di F. Mottola, si parla di una donazione fatta dall’ arcivescovo di Salerno da parte di Sicone, che era stato vescovo di Campagna, della chiesa della SS. Trinità nell’anno 1095…. A novo fundamine costruire feci intra castellum quod Campaniae dicitur”
(11) M.Raffaela Pessolano: Immagine e storia di Campagna centro minore meridionale, 1985, pagg 94 e seguenti
(12) A. Maggio, tesi di laurea “ Campagna feudale dai Grimaldi ai Pironti”, 1972
(13) A. Maggio, ibidem, Doc. n° 14, “ relazione ad Limina di Mons. Caramuele del 1662”, F.A.B.S.C.( Fondo archivistico biblioteca seminario Campagna), fondo XIII, busta 4
(14) A.Maggio, Gli Ebrei a Campagna, ed. 10/17, Campagna 1996
(15) L. Cutino, Storia di Campagna e dei suoi Vescovi, Campagna, 1980

 

Testo di Adriana Maggio
Bibliografia
B. Croce: Storia del regno di Napoli, Bari, 1953
G. Coniglio: Salerno infeudata ai Grimaldi, in Rassegna Storica
Salernitana, 1952
G. Coniglio: Il viceregno di Napoli nel sec.XVII, Roma 1955
G. Galasso: Mezzogiorno medioevale e moderno, Torino 1965
R. Trifone: Feudi e demani, Napoli 1909
A. Rivelli: Cronaca Nera, Volumi A-B-C-
P. Villani: Mezzogiorno tra riforme e rivoluzioni, Bari1962
P. Villani: Feudalità, riforme, capitalismo agrario, Bari 1968

Periodici:
La Colonna di S. Antonino, Campagna, 1946-1980
Il Setaccio, Campagna, 1980-1985
Schede Campo, “ Campagna”, Salerno, 1985
Fonti archivistiche:
FABSC: Fondo archivistico biblioteca seminario Campagna. Fondo XIII, busta 4 e 9; fondo XI, busta 6 e12; fondoXX, busta 4.
ACCC : Arch. Capitolo Cattedrale Campagna: Carte del Capitolo, cas..5 n° 2
ASN : Archivio di Stato Napoli: Cedolari voll. 88, 94, 96; Relevi: fasci 222, 276; Intestazioni feudali: vol. 6.
BNN : Biblioteca nazionale Napoli: Atti ed istruzione per gli ufficiali della provincia del Regno di Napoli (1556-1571)
BPS : Biblioteca provinciale Salerno: Quinternioni di Principato Citra